Guardando i video degli anni Cinquanta e Sessanta, si riesce davvero a capire quanto sia andato avanti lo sport in un tempo relativamente breve: gli esercizi di Agnes Keleti e Larisa Latynina a quei tempi erano considerati eccezionali ed estremamente difficili, mentre oggi questi commenti fanno quasi sorridere se paragonati agli elementi complessi degli ultimi anni. In realtà, la ginnastica dei “vecchi tempi” non considerava essenziali le acrobazie, ma poneva l’accento sull’eleganza e la grazia; è per questo che per parecchio tempo la ginnastica è stata vista come uno sport per donne: molti credevano che un’adolescente non sarebbe stata capace di muoversi elegantemente come una donna più matura. In realtà, già alle Olimpiadi del 1928 ad Amsterdam, se la più giovane delle olandesi vincitrici della medaglia d’oro aveva diciannove anni, le ragazze della squadra italiana – medaglia d’argento – erano tutte sotto i diciassette anni; tra di loro c’era Luigina Giavotti, che con i suoi 11 anni e 302 giorni è ancora oggi la donna più giovane ad aver vinto una medaglia olimpica. Tuttavia i loro allenatori non avevano ancora pensato a sfruttare il fatto che le loro ginnaste fossero più piccole e leggere e quindi più adatte delle altre ad eseguire elementi più difficili. Perché questo avvenga bisogna aspettare più di quarant’anni,con Olga Korbut, la ginnasta che per prima rivoluzionò questo sport; e anche lei e il suo allenatore incontrarono parecchi ostacoli prima di essere ammessi nella squadra russa, perché a quel tempo erano ancora preferite le ginnaste vecchio stile.
Negli anni Cinquanta e Sessanta gli elementi più difficili alla trave erano una ruota, una verticale, una posizione di equilibrio, ma tutti eseguiti con una precisione e un’eleganza stupefacente. Le ginnaste dei video qui sotto sono tutte vere e proprie leggende della ginnastica: Larisa Latynina, l’atleta con più medaglie olimpiche in assoluto; Vera Cavlaska, l’unica a vincere un titolo olimpico su ogni attrezzo, e che si dice per un periodo si sia allenata nei boschi, dove si era rifugiata perché si era inimicata il governo comunista cecoslovacco; Natalia Kuchinskaya, la “sposa del Messico”, che nel 1967 aveva conquistato i cuori di tutti i messicani durante una gara; Agnes Keleti, ebrea sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale e diventata campionessa olimpica solo dopo i trent’anni; e la campionessa olimpica alla trave nel 1960 Eva Bosakova.
Sicuramente a qualcuno di voi sarà capitato di vedere video degli europei juniores del 2008 a Clermont-Ferrand. E sicuramente vi avrà colpito in maniera particolare una ginnasta, magari per una serie alla trave, per una combinazione alle parallele, o una coreografia al corpo libero. Bene, se questa ginnasta ha vinto un oro, o anche solo una medaglia in qualche attrezzo, non vi ci affezionate troppo o rischiate di subire presto un grande dispiacere. E' probabile, infatti, che questa ginnasta sarà presto vittima della Maledizione della Campionessa Europea Junior: in poche parole, se una ginnasta vince il concorso generale agli europei juniores, è segnata per sempre: nel 90% dei casi non riuscirà ad avere una carriera soddisfacente da senior, o almeno così è successo negli ultimi vent’anni: l’ultima vincitrice di un AA agli europei juniores che ha avuto molto successo durante la sua carriera è Tatiana Gutsu, che ha vinto nel 1990, e nel 1992, grazie ai suoi esercizi difficilissimi (in trave aveva un salto avvitato e un’uscita in tsukhara, che ancora oggi sono due G nel codice) ha vinto il concorso generale alle Olimpiadi di Barcellona. Ma le ginnaste che più tardi hanno vinto lo stesso titolo che ha dato inizio alla carriera di Tatiana non sono state altrettanto fortunate.
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Nel 1991 la rumena Vanda Hadarean vince il titolo. Ancora oggi i fan della ginnastica la ricordano per la sua eleganza e fluidità nei movimenti al corpo libero, dove si differenziava parecchio dallo stile rumeno dell’epoca, che prevedeva grandi difficoltà nelle serie acrobatiche, ma non brillava per quanto riguardava la coreografia. Tuttavia, anche avendo la grazia straordinaria di Vanda era difficile emergere in una squadra piena di leggende della ginnastica come Lavinia Milosovici e Gina Gogean; a causa della regola delle due ginnaste per nazione, così, Vanda non ha avuto la possibilità di partecipare a molte finali nelle gare importanti: tuttavia agli europei del 1992 è riuscita ad arrivare in finale al concorso generale, dove ha conquistato una medaglia di bronzo. Ha partecipato anche alle Olimpiadi di Barcellona, dove ancora una volta ha vinto soltanto la medaglia con la squadra, per poi ritirarsi nel 1994, a soli diciotto anni.
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In realtà, la storia di Vanda Hadarean non è particolarmente tragica, considerando che da quando esiste la ginnastica ogni squadra ha le sue “star” e le nuove leve faticano ad emergere. Se non altro Vanda ha medaglie mondiali e olimpiche, al contrario della vincitrice degli europei junior del 1993, Elodie Lussac. Per la prima volta una ginnasta dell’Europa occidentale vinceva un titolo importante, battendo Andreea Cacovean, che in Romania era stata definita “la nuova Nadia” (titolo che tra l’altro ha sempre portato una sfortuna incredibile a chi è stato chiamato così, proprio come la vittoria agli europei junior). In Francia tutti avevano grandi aspettative per lei, e speravano che riuscisse a vincere medaglie mondiali, o magari olimpiche; ma Elodie non ha potuto nemmeno continuare ad allenarsi fino ai Giochi di Atlanta: nel 1994 ha avuto due brutti infortuni, il primo ai mondiali a Brisbane, dove cadendo in uscita dalla trave si è procurata una frattura al viso, e l’altro ai mondiali a squadra a Dortmund, dove ha avuto grandi problemi di schiena: si è scoperto che aveva due vertebre fratturate. Per guarire è stata necessaria un’operazione dopo la quale Elodie ha dovuto indossare un busto per sette mesi; nel frattempo, la sua famiglia ha fatto causa alla federazione francese di ginnastica lamentandosi del fatto che Elodie aveva problemi alla schiena da prima dei mondiali, ma la federazione aveva fatto finta di niente e l’aveva fatta gareggiare comunque. Alla fine Elodie ha ottenuto un risarcimento di 10000 franchi, più o meno 1500 euro – molto meno di quanto era stato chiesto- e ha iniziato gli studi di medicina, abbandonando completamente il mondo della ginnastica.
Nel 1994, invece, il titolo di campionessa europea junior va alla rumena Alexandra Marinescu, che ripete il successo due anni dopo, diventando l’unica atleta insieme ad Ecaterina Szabo a vincere questo titolo due volte. Alexandra era l’unica delle migliori ginnaste rumene che non si allenasse a Deva, sotto il controllo di Octavian Belu; si allenava a Bucarest, con Eliza Stoica, e probabilmente per questo il suo stile di ginnastica spiccava rispetto a quello delle compagne di squadra: Alexandra era elegante, artistica, originale. Poco prima delle Olimpiadi di Atlanta, i media romeni la hanno definito “La nuova Nadia”, proprio come Andreea Cacovean. E proprio come Andreea Cacovean, costretta a ritirarsi poco prima delle Olimpiadi di Atlanta, Alexandra Marinescu non ha avuto una carriera all’altezza delle sue potenzialità; se ai Mondiali del 1996 è riuscita a vincere un argento alla trave, alle Olimpiadi i risultati non sono eccellenti:la squadra vince solo il bronzo, e Alexandra, che si era qualificata per la finale del concorso generale, viene sostituita da Simona Amanar, per ordine dell’allenatore rumeno Octavian Belu, il quale affermava che Alexandra “non lavorava abbastanza”; pochi giorni dopo, Alexandra ha avuto l’opportunità di ottenere una medaglia olimpica individuale, quando Belu l’ha inserita nella finale alla trave al posto di Lavinia Milosovici, nella speranza di conquistare una medaglia. Purtroppo le cose non sono andate come previsto, e Alexandra è caduta due volte, arrivando ultima. L’anno successivo, ai mondiali di Losanna, Alexandra ha vinto l’oro a squadre, ma ancora una volta non ha potuto gareggiare nel concorso generale perché Belu l’ha sostituita ancora una volta con Simona Amanar. Poco tempo dopo, nel 1998, Alexandra è stata costretta a ritirarsi per problemi alla schiena, e ha iniziato a criticare aspramente i metodi di allenamento di Octavian Belu, fino a collaborare con il giornalista sportivo Andrei Norescu alla stesura di un libro – Alexandra’s secrets, del 2002- in cui l’ormai ex ginnasta raccontava la sua esperienza a Deva. Oggi Alexandra, come Elodie Lussac prima di lei, ha abbandonato totalmente la ginnastica, e lavora a Bucarest come DJ.
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Nel 1998, dopo otto anni, una russa torna a vincere gli europei junior: Anna Kovalyova è la migliore non solo nel concorso generale, ma anche al volteggio, e quell’anno è la migliore ginnasta in Russia, superando anche Svetlana Khorkina. Ma l’anno dopo Anna cresce in altezza, non padroneggia più molti elementi e, soprattutto, ai mondiali del 1999 a Tianjin Anna è costretta a gareggiare nonostante un infortunio alla gamba – si dice che fosse addirittura rotta – e di conseguenza fa una gara disastrosa. Dopo Tianjin Anna vorrebbe ritirarsi, ma si fa forza e continua ad allenarsi per le Olimpiadi di Sydney; sembra che in questo periodo sia risultata positiva a una forma di doping e bandita per due anni dalla Federazione russa, ma Leonid Arkayev, allenatore della squadra, l’abbia fatta comunque ritornare ad allenarsi con le altre. Tuttavia non si conoscono bene i dettagli, e sembra piuttosto strana questa esclusione di due anni, considerando che quando nel 2001 le ginnaste di ritmica Irina Tchachina e Alina Kabaeva sono state trovate positive a un diuretico, sono state escluse dalle gare per un anno solo. In ogni caso, Anna non viene scelta per la squadra di Sydney, anche a causa di performances mediocri nelle gare nazionali, e da quel momento in poi nessuno la vede più in gara; riapparirà soltanto alla fine del 2001, quando partecipa alla Massilia Cup insieme a Ludmila Ezhova e Anna Pavlova, ma con esercizi non più impressionanti come un tempo. Infine, si ritira nel 2002 e inizia una relazione col ginnasta campione del mondo Nikolai Kryukov; i due hanno avuto un figlio a dicembre del 2008.
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Agli europei juniores del 2000 un’altra ginnasta rumena domina la gara: è Sabina Cojocar, troppo piccola di un anno per partecipare alle Olimpiadi di Sydney, ma con esercizi di livello elevatissimo. Sabina conquista, oltre all’oro nel concorso generale, anche quelli al volteggio e alla trave, oltre che due argenti al corpo libero e con la squadra. Tutti la vedevano come la prossima stella della ginnastica rumena sulla scia di Milosovici, Gogean e Amanar, ma con un’espressività e un eleganza che a loro spesso mancava. Ma ai suoi primi mondiali Sabina, pur vincendo l’oro con la squadra, non ha un grande successo individuale: manca di due decimi il bronzo nel concorso generale – finisce sesta- e di uno solo quello alla trave. L’anno seguente è tra quelle ginnaste che l’allenatore della nazionale, il celebre Octavian Belu, decide di mandare ad allenarsi nei loro club d’origine finché non saranno di nuovo in forma; in seguito ritorna a Deva, ma all’inizio del 2003 è costretta a ritirarsi a causa degli effetti collaterali dello Zocor, un medicinale che le era stato prescritto per abbassare il livello di colesterolo nel sangue, che era troppo alto. Lo Zocor le era stato somministrato a Deva anche se era una medicina esclusivamente per adulti, e Sabina era costretta ad allenarsi anche quando, a causa del farmaco, provava dolore o si sentiva debole, come dichiara ai media, criticando apertamente Belu. Nel 2004 Sabina riprende ad allenarsi, in un ultimo, quasi disperato tentativo di arrivare alle Olimpiadi di Atene, ma senza riuscirci.
foto by Gymbox
Nel 2002 gli europei juniores, che si tengono a Patrasso, sono una grande occasione per vedere chi potrà vincere qualche medaglia alle Olimpiadi di due anni dopo. Tra le ginnaste partecipanti, però, solo tre riusciranno a diventare campionessa olimpica: le rumene Monica Rosu e Alexandra Eremia, e la francese Emilie Lepennec, ma non sono tra le ginnaste più di successo in questa gara. Il volto di questi europei è la quindicenne Anna Pavlova,alias la ginnasta più sfortunata di sempre; tanta eleganza, tanta precisione e..bè, tanta sfiga mi ricordano soltanto un’altra atleta, la cinese Yang Bo. Ma Anna è la regina indiscussa della sfortuna nel mondo della ginnastica, anche se da junior sembrava avere una carriera completamente diversa davanti a lei: non ancora tredicenne, agli europei del 2000 vince l’oro con la squadra e alle parallele – che, ironicamente, sarebbero diventate il suo peggior attrezzo pochi anni dopo – e due anni dopo, a Patrasso, conquista gli ori con la squadra, nell’AA e al volteggio, e l’argento alla trave. Ci sono tutti i presupposti perché diventi una vera campionessa, ma non sarà così: dopo performance mediocri ai mondiali del 2003 e agli europei del 2004, Anna arriva alle Olimpiadi di Atene al massimo della forma, e il concorso generale è la sua gara migliore da anni; tuttavia questo non basta per una medaglia: Anna finisce quarta, a soli venticinque millesimi dalla medaglia di bronzo della cinese Zhang Nan, e chiude la gara in lacrime; è quarta anche alla trave, ma vince il bronzo al volteggio. L’anno dopo,agli europei, vince tre medaglie, ma ancora una volta l’oro le sfugge, mentre ai mondiali resta a mani vuote. Nel 2006, alla sua terza partecipazione ai mondiali, vince la sua prima medaglia, un bronzo con la squadra, ma non riesce a vincere una medaglia individuale: alla trave è ancora quarta. Nel 2007 Anna non partecipa a gare importanti, a causa di un infortunio, e il posto per le Olimpiadi non è assicurato. Ma l’anno dopo mostra di essersi ripresa: sta lavorando a un Amanar al volteggio, e ha messo un doppio teso al corpo libero, che ha una coreografia particolarmente elegante, tanto che i fan iniziano a considerare questo esercizio come uno dei migliori degli ultimi anni. Ma, ancora una volta, Anna agli europei di Clermont-Ferrand non conquista medaglie individuali; in compenso, però, guadagna a pieno titolo un posto nella squadra olimpica. Purtroppo la seconda esperienza olimpica sarà per Anna ancora più drammatica della prima: per la prima volta la Russia chiude quarta, finendo fuori dalle medaglie. Nella finale individuale, Anna esegue quattro esercizi splendidi, ma finisce fuori dal podio a causa di valori di partenza troppo bassi alla trave e alle parallele; il vero disastro avviene nella finale al volteggio, quando riesce – per la prima volta in gara – ad eseguire correttamente l’Amanar, ed effettua un buon secondo volteggio, che viene “premiato” con il punteggio di...zero, perché era stato eseguito prima che si accendesse la luce verde che dà il via alle ginnaste. Nella finale al corpo libero, cade; in finale alla trave, ancora una volta è al quarto posto, come quattro anni prima, a 0,050 dal bronzo di Cheng Fei. Come se non bastasse, pochi mesi dopo le Olimpiadi, Anna si è rotta i legamenti del ginocchio mentre eseguiva l’uscita dalla trave alla DTB Cup a Stoccarda, e si è dovuta operare; adesso è ancora in fase di riabilitazione, e non si sa bene quando potrà tornare a gareggiare.
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Nel 2004 la vincitrice degli europei juniores di Amsterdam è Steliana Nistor, che se fosse nata un anno prima avrebbe certamente meritato un posto nella squadra rumena per le Olimpiadi di Atene, considerando che il suo punteggio agli europei era più alto di quello di Alina Kozich, vincitrice tra le senior. Tutti aspettano di vederla misurarsi contro le migliori ginnaste del mondo, una volta diventata senior, ma Steliana perde tutte le gare del 2005 a causa di infortuni alla schiena e al ginocchio; ritorna alle gare agli europei del 2006, e vince la medaglia d’argento a squadre, ma nessuna medaglia individuale. Ai mondiali dello stesso anno, la Romania è in grave difficoltà perché con il ritiro di Catalina Ponor e l’infortunio di Alina Stanculescu non ci sono abbastanza ginnaste per formare la squadra, anche se la partecipazione è necessaria per qualificarsi ai mondiali dell’anno successivo e alle Olimpiadi; la federazione rumena arriva a chiedere a Elena Chiric di ritornare ad allenarsi dopo il ritiro, e tutte le ginnaste, tranne Florica Leonida, sono praticamente prive di esperienza. Per colpa di questa confusione, per la prima volta dal 1981 la Romania finisce senza medaglia di squadra in un campionato del mondo, arrivando quarta. Steliana non è fortunata nemmeno individualmente: ottiene un altro quarto posto, a soli tre decimi dal bronzo della compagna di squadra Sandra Izbasa. Nella finale alle parallele sbaglia e finisce settima, stesso risultato che ottiene alla trave, dove avrebbe vinto l’oro se avesse preso lo stesso punteggio del concorso generale. L’anno successivo, però, Stela sembra essere di nuovo in gran forma, e tutti prevedono un testa a testa tra lei e Vanessa Ferrari per il titolo di campionessa europea; ma purtroppo, una volta in gara Steliana cade dalla trave, e abbandona definitivamente le speranze di un podio con un’altra caduta al corpo libero: è ancora un quarto posto per lei, ma alle finali di specialità riesce a vincere un argento alle parallele e un bronzo alla trave. I mondiali di Stoccarda solo la gara dove Stela ha più successo: la Romania riesce a vincere il bronzo – soprattutto grazie all’errore al volteggio della russa Ekaterina Kramarenko – e nel concorso generale Steliana è seconda dietro Shawn Johnson, nonostante piccoli errori alla trave e al volteggio. Nella finale alla trave, fa un esercizio quasi perfetto, rovinato soltanto da un’uscita fuori asse: Stela vince la sua terza medaglia mondiale, un argento. Agli Europei del 2008, l’ultima gara importante prima di Pechino, finalmente arriva per Steliana il tanto desiderato oro, anche se solo a squadre, quello individuale le sfugge, dato che a parallele è ancora argento. Nei mesi che si avvicinano a Pechino, i problemi al ginocchio e alla schiena tornano a farsi sentire, sempre più forti, ma Steliana continua a gareggiare: alle Olimpiadi gareggia su tutti e quattro gli attrezzi nella finale a squadre, dando il contributo più grande – insieme a Sandra Izbasa – al bronzo di squadra; nel concorso generale non vince medaglie, arrivando quinta; e arriva settima alle parallele, la sua ultima gara non solo delle Olimpiadi, ma di tutta la sua carriera: infatti un mese dopo Pechino, Steliana ha deciso di smettere con la ginnastica, a causa dei suoi numerosi infortuni. Adesso frequenta l’università di Sibiu, sua città natale.
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Nel 2006 le junior russe sembrano imbattibili: agli europei di Volos conquistano tutti gli ori, tranne quello al corpo libero. La più forte è Daria Elizarova, che oltre a vincere l’AA è prima anche alla trave, il suo attrezzo di punta. Non solo lei, ma tutte le ginnaste della squadra junior russa di questi europei vengono considerate capaci di far parte del team per Pechino, ma una dopo l’altra si infortunano, compresa Daria; agli europei del 2007 l’unica neosenior russa è Ekaterina Kramarenko, che non faceva nemmeno parte della squadra di Volos. Nell’estate dello stesso anno, però, Daria sembra essersi ripresa, e viene nominata nella squadra per i mondiali, anche se non è totalmente sicura del posto; infatti gli allenatori sceglieranno tra lei e Kristina Pravdina chi gareggerà e chi sarà la riserva. Alla fine, Kristina entra in squadra e Daria è relegata al ruolo di riserva. Dopo i mondiali, una tragedia per la Russia che finisce ottava a causa dello zero al volteggio di Katia Kramarenko, Daria continua ad allenarsi, nella speranza di arrivare a Pechino; e il duro lavoro sembra avere qualche risultato, dato che entra nel gruppo di ginnaste tra le quali si sceglierà la squadra olimpica. Nel momento in cui la squadra viene annunciata, Daria è tra le ginnaste che gareggeranno a Pechino; purtroppo, una volta arrivata in Cina, viene sostituita da Ludmila Ezhova Grebenkova, considerata capace di punteggi migliori in trave e per questo preferita a Daria, anche per la sua esperienza (non che la cosa abbia funzionato, visto che nella finale a squadre Pavlova ed Ezhova, le più esperte, sono state le uniche a cadere). Da quel momento in poi non si è sentito più nulla su Daria, fino a quando non è ricomparsa ai campionati studenteschi russi, dove ha ottenuto un mediocre decimo posto nell’AA; a questo punto, credo che nessuno sia sicuro del suo futuro nella ginnastica.